Ripartire dalle donne: nascono nuovi Centri Antiviolenza in Italia con l’aiuto dello Stato!

[«SIAMO ripartiti dalle donne e non è un caso. La mia attività amministrativa dopo la pausa estiva è ripresa dal sostegno alla rete dei centri antiviolenza perché per noi questa è un’azione prioritaria e siamo impegnati a dare continuità al loro operato in un’ottica di sistema sempre più estesa». Così Monica Cerutti, assessora alle Pari opportunità della Regione, ha commentato l’approvazione da parte della giunta dei criteri per l’accesso ai finanziamenti destinati agli interventi dei centri antiviolenza e delle case rifugio esistenti, all’apertura di nuovi centri antiviolenza e case rifugio e all’individuazione di ulteriori soluzioni per l’accoglienza temporanea di donne vittime di violenza, sole o con i figli.] *Tratto dalla Repubblica.it – 30/08/2017*
mfront_stop_violence(1)
Facciamo una premessa.
Quando parliamo di violenza di genere, parliamo di tutte quelle forme di violenza, da quella psicologica e fisica a quella sessuale, allo stalking fino allo stupro, e che riguardano un vasto numero di persone discriminate in base al sesso.

La normativa a tutela della violenza contro le donne ci riporta alla L. 23.04.2009, n.38
con l’introduzione del reato di stalking; alla Convenzione del Consiglio d’ Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne, Istanbul, 11 maggio 2011 ed alla L. Regionale per il contrasto alla violenza di genere 4 luglio 2014.

violenza-donne-bambiniSono in aumento le donne maltrattate che si rivolgono a un centro antiviolenza chiedendo accoglienza, consulenza psicologica nonché medica e le ‘grida d’aiuto’ sono arrivate sino ai vertici, i quali hanno deciso di sostenere chi fornisce sostegno alle vittime di violenza. Un esempio importante l’ha dato la Regione Piemonte rilasciando uno stanziamento complessivo per lo svolgimento di queste attività pari a 1.126.000 di euro.

violenza-contro-donne_0Aprire uno Sportello Antiviolenza non è impresa semplice, ma di certo non impossibile, persone competenti e motivate hanno intrapreso questa avventura e noi della EA Formazione supportiamo la causa erogando il Corso di Formazione per Operatrice Sociale Antiviolenza che fornisce le competenze necessarie per mettere su e gestire uno sportello in aiuto alle donne.

Sono passati esattamente 26 anni dalla prima Casa delle Donne, in questi anni in Italia, sono nati più di 70 ‪‎centri Antiviolenza e con questi presupposti molti altri ne nasceranno.

 

 

 

 

 

Annunci

Una figura controversa: Il Mediatore Interculturale

integrazione.jpgIn un mondo sempre più rivolto all’apertura verso nuovi orizzonti, in un periodo storico caratterizzato da costanti correnti migratorie da e verso il nostro Paese, ci ritroviamo ad interfacciarci con soggetti che hanno un backgruound linguistico e socio-culturale diverso dal nostro. Intrecci di natura culturale, etnica, liguistica e religiosa vengono a crearsi tra persone provenienti da realtà diverse. Da qui nasce l’esigenza di una figura specifica che si ponga nel mezzo e faccia da intermediario tra le due parti. Cerchiamo di capire meglio chi sia questa figura e di cosa si debba occupare.

La figura professionale che corrisponde a questa descrizione è quella del Mediatore Interculturale. L’aggettivo che si accompagna alla denominazione non è casuale, “inter” infatti deriva dal latino e significa “tra”, perciò il Mediatore interculturale contribuisce proprio a favorire e facilitare la comprensione e la comunicazione tra individui, gruppi, organizzazioni e servizi appartenenti alla propria cultura e quelli della cultura di cui è competente. Ma non solo, il ruolo del Mediatore interculturale è in qualche modo ambivalente. Infatti, da un lato il Mediatore, come suggerisce il nome, è il tramite che cerca di conciliare due o più culture differenti; dall’altro, l’aggettivo “interculturale” suggerisce come questa figura cerchi il più possibile di tener conto di tutte le singole culture con le quali ha a che fare, adottando una politica di inclusione.

Il Mediatore interculturale che, in un certo senso, è un volto amico, è una figura di riferimento per gli immigrati!

all_hands-b70aa250Tra i compiti del Mediatore interculturale ci sono l’abbattimento delle barriere linguistiche e culturali e la promozione sul territorio di una cultura di accoglienza ed integrazione socio-economica. Inoltre, si occupa di informare gli immigrati sui diritti e i doveri vigenti in Italia, in particolare nell’accesso e nella fruizione dei servizi pubblici e privati. Ancora, il Mediatore interculturale si occupa poi di fornire consulenza nell’accompagnamento all’iter burocratico, supporta, ad esempio, studenti e lavoratori nella compilazione della documentazione burocratica, in particolare quella necessaria all’inserimento dell’immigrato, e orienta verso altri servizi. Infine, tra i suoi compiti c’è quello di tradurre. Che si tratti di documenti scritti (da semplici lettere, e-mail, a contratti, pagine di siti web), dei quali cura l’adattamento linguistico del testo per una ricostruzione in lingua d’arrivo del contesto di partenza, stando bene attento ad intercettare ed interpretare i gusti, le preferenze e le specificità espresse delle singole culture, ma anche di testi orali, per i quali utilizza la tecnica di traduzione orale consecutiva e di accompagnamento.

Se volete fare la differenza, offrendo un contributo concreto in questo campo, la EA Formazione propone il Master in Mediazione Interculturale che si svolge nelle sue sedi dislocate su tutto il territorio nazionale.

Per maggiori informazioni, potete visitare la pagina relativa al master.

Lingua dei Segni: nuovi strumenti per approcciarsi all’arte

Veniamo sollecitati e bombardati continuamente da luci, immagini, suoni e rumori di ogni tipo, cose che possono stimolare in noi (anche inconsciamente) reazioni diverse… possono comunicarci tante cose: calma, allegria, rabbia, disagio, paura, pericolo, tranquillità, angoscia, ecc…

Ognuno media queste cose secondo le sue conoscenze e le sue associazioni mentali; una cosa che ad una persona può comunicare tranquillità ad un altro può creare disagio. Siamo tutti diversi ma spesso le reazioni sono comuni a molti.

5-whys-to-problem-solvingVi siete mai fermati a riflettere su cosa succederebbe se un giorno non aveste più la possibilità di udire tutti i suoni ed i rumori attorno a voi? Sentireste mancare la terra sotto i vostri piedi, vi mancherebbero tutte le certezze e le cose che il giorno prima erano normali…

Non potreste camminare più liberamente, fare una passeggiata da soli… o ascoltare la vostra canzone preferita, la voce dei vostri cari, il suono di un’auto che vi segnala un pericolo mentre attraversate la strada. Vivreste però con i vostri ricordi e potreste immaginare queste cose avendole ascoltate in passato.

Chi invece deve interfacciarsi con persone con questa particolarità, deve apprendere necessariamente il loro  linguaggio.

In ambito intrafamiliare è facile che tutti i membri della famiglia apprendano o compiano sforzi per star vicini alla persona  sorda.

In ambito scolastico si affianca al bambino/a un interprete per favorirne l’apprendimento o si effettuano progetti di sensibilizzazione ed integrazione per far avvicinare gli altri bambini al soggetto in difficoltà; numerosi sono gli esempi di alunni che, per esempio, apprendono il linguaggio dei segni per comunicare con il loro compagno di classe sia in aula, sia fuori dalle mura scolastiche.

Fuori da famiglia e scuola le cose si complicano un po’; non tutti conoscono questo linguaggio e quindi sia il soggetto, sia le altre persone con il quale si interfaccia possono trovarsi in difficoltà nel comunicare.

Un esempio su tutti.  Nel caso dei musei nella quasi totalità dei casi, il settore pubblico non provvede a colmare una carenza in questo campo e sempre più spesso questo vuoto viene colmato da iniziative di privati.

Ci sono barriere e scarsissima attenzione sulla fruizione da parte di un pubblico di persone con disabilità motorie, deficit uditivo e visivo, disabilità cognitive. Che siano architettoniche o culturali, le barriere per i disabili continuano a esistere nonostante l’amministrazione pubblica dovrebbe impegnarsi a garantire a tutti pari opportunità di fruizione dei beni culturali.

Grazie all’attivismo di Associazioni, cittadini e società private; spesso si ottengono risultati che il pubblico non riesce ad ottenere, sia per problemi burocratici, sia per mancanza di fondi.

lis_museoPer esempio nell’ambito del suo programma dedicato all’accessibilità museale “Arte per Tutti”, Orpheo (una multinazionale che progetta e realizza soluzioni innovative per la visita di musei e luoghi culturali), ha realizzato, attraverso un’opera di mecenatismo, il percorso “Segni d’Arte”, una video guida nella lingua dei segni italiana che è disponibile per i visitatori all’interno della Galleria d’Arte Moderna di Palermo.

Alle classiche audio-guide si affiancano dunque anche i video che illustrano, contemporaneamente, le opere d’arte ed i percorsi del museo stesso. Il tutto con un unico percorso comune per chi può solo ascoltare e chi può solo vedere le opere.

13851225415916-0-680x276

Sono sempre di più le persone che decidono e scelgono di dedicarsi allo studio di questi linguaggi per poter aiutare chi si ha accanto e sempre più concrete sono le iniziative come corsi di specializzazione, approfondimento e sensibilizzazione in questi ambiti.

La EA Formazione, da sempre sensibile a queste tematiche, progetta ed eroga corsi di sensibilizzazione alla Lingua dei Segni Italiana su tutto il territorio nazionale.

Per maggiori approfondimenti, visitate il sito: http://www.eaformazione.it/corso-di-sensibilizzazione-lis/

La figura dell’Organizzatore d’Eventi in Italia.

Una delle possibilità per uscire dalla crisi in Italia? La figura dell’Organizzatore di Eventi.
Considerato da molti il nostro un paese una nazione in crisi, si è cercato di puntare come arma di ripresa, alla promozione del nostro patrimonio artistico e culturale organizzando eventi che possano innalzare il tasso del turismo e dell’economia.

Su questo intuizione, negli ultimi anni, si è vista crescere e diffondersi la figura dell’Organizzatore Eventi iniziando a spaziare e a progettare – organizzare – coordinare eventi culturali, artistici, tecnici, economici, turistici e sociali in stretta relazione con istituzioni e imprese sul territorio.OrganizzatoreEventi
EA Formazione consapevole dell’importanza e delle molteplicità delle competenze che deve possedere l’Organizzatore d’Eventi, organizza il  Master in Organizzazione e Gestione Grandi Eventi garantendo ai partecipanti competenze professionali per realizzare esposizioni, convegni, festival e manifestazioni di eventi di qualsiasi natura, sia dal punto di vista economico che organizzativo.
Con l’era della globalizzazione poi, gli eventi sono cresciuti e l’organizzatore di Eventi si è ritrovato anche a dover fare da ponte fra l’Italia e il resto del mondo, portando sulla nostra penisola, ospiti e artisti di fama internazionale.

Fondamentale in questo caso è la conoscenza della lingua inglese; a tal proposito il nostro Ente, in qualità di TEST Center Autorizzato English Speaking Board, ti darà la possibilità di certificare il tuo inglese con attestati riconosciuti a livello europeo e spendibili in concorsi pubblici e bandi.

Inoltre, per chi non può recarsi fisicamente in aula, EA Formazione fornisce una serie di opzioni per seguire le lezioni da remoto. Lavoriamo costantemente per venire incontro alle esigenze di chi sceglie il nostro Ente.

“EA Formazione è sempre al tuo fianco per assisterti al tuo percorso di apprendimento e crescita formativa/professionale!”

 

Prossime edizioni del Master in partenza nelle sedi di Bari, Milano e Roma.

Per maggiori informazioni:Master in Organizzazione e Gestione Grandi Eventi

Quali sono le posizioni che offrono maggiori opportunità lavorative? L’EXPORT MANAGER

Sono le piccole e medie imprese a trainare l’export italiano, quell’elemento dell’economia tricolore che si è mostrato in grado di resistere alla crisi economica più lunga della storia. E’ in questo periodo storico, con queste difficili condizioni economiche che l’Export Manager spicca in assoluto tra i profili più ricercati in Italia, figura strategica che si rivolge ai mercati dei paesi emergenti. In una situazione di difficoltà economica, vendere all’estero diventa una necessità imprescindibile per molte realtà produttive, in seguito al calo dei consumi nel mercato interno, iniziano a guardare ai mercati esteri, ampliando così i propri orizzonti per trovare nuove fonti di guadagno. Le cifre sono chiare: i più dinamici sono i prodotti in legno che mostrano un aumento del 4,8% del valore delle esportazioni. Bene anche il settore degli articoli in pelle (+ 4,4%), di abbigliamento (+4,1%) e alimentare (+3,2%). L’Export Manager è essenziale all’interno di questa ristrutturazione, perché conosce il mercato estero sul quale si vuole investire ed è in grado di contribuire non solo all’esportazione dei prodotti tipici ma anche alla creazione di prodotti su misura per i consumatori locali. Secondo i dati Istat, a novembre 2015 sia le esportazioni (+3,5%) sia le importazioni (+1,4%) sono in consistente aumento rispetto al mese precedente. Il surplus commerciale è di 4,4 miliardi (+3,4 miliardi a novembre 2014).
L’Export Manager, infatti, è in grado di gestire politiche di marketing per il lancio di prodotti a livello Internazionale; creare relazioni con clienti esteri, pianificare ed organizzare le attività dell’ufficio commerciale attraverso una conoscenza specifica dei mercati obiettivo e delle strategie di Marketing Internazionale.
Questo comporta un ampio incremento congiunturale dell’export, trainato da entrambe le aree di interscambio: +3,7% per i paesi extra Ue e +3,4% per i paesi Ue; 6,4% rispetto il 2014.

Il Made in Italy è una risorsa preziosa su cui puntare per garantire la ripresa e l’Export Manager rappresenta oggi, la chiave di volta per uscire dalla crisi.

Se vuoi essere informato sui continui cambiamenti del mercato del lavoro odierno, usufruisci del nostro sportello d’Orientamento ASNOR.

La ricerca del lavoro nel terzo millennio.

Think Positive written on the paper on a wood background“Piacere, mi chiamo Rosa Rossi, 28 anni, disoccupata”.

Chissà quante volte  l’HR di una determinata azienda si è trovato a dover fare i conti con questa tipologia di lettera di presentazione, così tanto attuale. Il target sul mirino è sempre lo stesso: neo diplomati / laureati, privi di esperienze lavorative o al contrario, possessori di un curriculum vitae pieno di lavoretti sotto pagati, lontani anni luce dal settore del proprio background formativo. Il menù è servito, ingredienti base del piatto del giorno: insoddisfazione,  insuccesso, demotivazione e infine rinuncia.

Rosa, figlia, assieme ad altri mille suoi coetanei, della generazione tv-reality show, figlia del consumismo e del “vincere facile”.

Tempi bui quelli odierni nel nostro paese. Il mercato del lavoro italiano è davvero in difficoltà, la difficoltà la incontra ogni giorno qualsiasi ragazzo che come Rosa cerca lavoro in un paese che soffoca strozzandosi con le proprie mani; non è davvero una situazione semplice, ma mi sento di comunicare a gran voce che queste difficoltà non devono fermarvi, ma invece stimolarvi.

Il lavoro c’è, ma è anche vero che si cerca il migliore, i bei tempi in cui “sono laureato, datemi un lavoro”, sono ben lontani, l’era del “vincere facile” è oramai jurassica, bisogna con determinazione puntare in alto e raggiungere la vetta affrontando tutte le complicazioni che si possono incontrare sulla strada; niente di così trascendentale, basta guardarsi dietro e vedere i sacrifici dei nostri genitori o ancora più dietro, dei nostri nonni, anni davvero drammatici in cui NULLA era garantito.

Forse c’è qualcosa di sbagliato nelle nuove generazioni?! La voglia di crescere, l’ambizione e la sana competizione e le aspirazioni, che fine hanno fatto? Dobbiamo davvero abbracciare l’idea di una generazione priva di essenza?!

Bé, io a questa idea non mi arrendo, io credo che i ragazzi oggi abbiano del potenziale, credo che possano riuscire a realizzare i loro sogni, forse, hanno solo il bisogno di una guida.

Se dovete davvero combattere per abbrancare un posto di lavoro, combattete per quello che vi piace fare o volete fare; se non avete il know-how idoneo, non dovete piangervi addosso: conoscere, studiare, approfondire, tre verbi/azioni che non devono MAI abbandonare la vostra persona. E’ facile denunciare il “non lavoro”; si devono cogliere le opportunità, bisogna mutare le minacce in occasioni, bisogna essere consapevoli di chi si è e di dove si vuole andare.

Il mondo del lavoro è in piena evoluzione e assieme ad esso anche voi dovete evolvervi. Non basta avere un titolo, la scuola, quella della vita, non termina mai; l’importante è crederci, ma soprattutto credere in se stessi e fare del proprio potenziale una carta distintiva.

Il mondo del lavoro è come un match di pugilato, in cui non dovete mai ‘gettare la spugna’ sul ring… Stringete i denti, la vittoria è a soli qualche round più avanti.

Un vecchio slogan diceva: “nothing is impossible”.